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December 10, 2014 Newsletter

Se la salute vien mangiando,allora iniziamo dalla prostata con una corretta alimentazione e una giusta prevenzione.

La prostata è una ghiandola con secrezione esterna situata all’incrocio delle vie seminali con le vie urinarie, in stretto rapporto anatomico con il retto, la vescica urinaria e principalmente con le vescicole seminali situate lateralmente, vescicole che rappresentano il principale “serbatoio” del liquido seminale.

Il ruolo della prostata e delle vescicole seminali è quello di secernere la parte liquida dello sperma che serve a veicolare, a nutrire e ad aumentare la possibilità di sopravvivenza degli spermatozoi.

In più, la ghiandola prostatica gioca un ruolo protettivo nei confronti del tratto urogenitale dalle infezioni ed altre aggressioni, è una specie di “filtro” del carrefour uro-seminale che “pulisce” i liquidi che passano, cioè sperma e urine.

Gli agenti infettivi possono arrivare alla prostata e quindi alle vescicole seminali per via ascendente uretrale (rapporti sessuali, piscine, ecc) e per via linfatica dagli organi adiacenti (retto, ecc).

Una volta superata la sua capacità di difesa, si può arrivare a infiammazioni/infezioni della prostata e delle vescicole seminali (prostatite, prostato-vescicolite) che influiscono sia sulla fertilità che sull’attività sessuale.

Le conseguenze di una prostata infiammata possono riflettersi negativamente sulla vita sessuale maschile, dal dolore durante i rapporti all’eiaculazione precoce.

Cosa provoca il cancro alla prostata?

Molti fattori possono influenzare la salute della ghiandola prostatica, tra questi non per ultimo un’attenzione particolare è riservata all’alimentazione. L’esposizione a diverse tossine ambientali, lo stress, l’ereditarietà, l’assetto ormonale sono tutti fattori influenzanti il benessere della prostata.

Sottoporsi a screening urologici: controllare il PSA ( attraverso un prelievo di sangue ) negli uomini sopra i 40 anni, sottoporsi ad una visita urologica, eventuale ecografia trans rettale e nei casi dubbi o per confermare sospetti, biopsia della ghiandola.

Da poco siamo in grado di effettuare un test genetico che ci aiuta a capire se e quanto siamo predisposti a sviluppare un tumore prostatico. Attraverso un semplice prelievo di cellule della mucosa orale, grazie ad uno spazzolino dedicato, siamo in grado di analizzare le sequenze del DNA in grado di generare anomalie potenziali per lo sviluppo del tumore della prostata.

Inizialmente si forma un’ipertrofia prostatica che in genere è benigna, l’ingrossamento della ghiandola porta disturbi nella minzione con difficoltà nel primo getto e comunque nel caso in cui la situazione si evolva, un tumore ha bisogno di parecchi anni per formarsi.

L’alimentazione, tanto a lungo ignorata dalla moderna medicina, è stata finalmente riconosciuta come una delle cause primarie di cancro alla prostata nel 1982, un rapporto del National Research Council ha messo in evidenza lo stretto rapporto tra abitudini alimentari e cancro al seno, colon e prostata.

La prostata si può mantenere sana evitando cibi tipo spezie, fritti, condimenti piccanti ecc probabili cause di un’irritazione intestinale che si trasmette alla prostata, una delle possibilità per prevenire ciò è l’attività fisica, dato l’utile ruolo svolto dall’attività muscolare nell’evitare la stasi sanguigna che favorisce l’infiammazione.

Un altro fattore importantissimo che incide sullo stato di salute della prostata sono le intolleranze alimentari.

Le intolleranze alimentari sono una specie di allergie mediate non dalle immunoglobuline E (IgE) ma dal sistema immunitario difensivo o innato rappresentato dai Granulociti Neutrofili ma a differenza delle allergie sono tardive, interne e cumulative. Le intolleranze ai vari alimenti creano un effetto di tipo infiammatorio a livello della mucosa intestinale, infiammazione che comporta la vasodilatazione e quindi l’apertura delle “porte” d’uscita dei germi (E. coli, Enterococcus fecali, ecc) dal retto e il passaggio di questi germi alla prostata dove diventano molto virulenti, non trattandosi del loro habitat normale e non avendo la prostata sviluppato i sistemi di difesa contro germi non abituali.

Il risultato è un’infiammazione della prostata e delle vescicole seminali nei pazienti intolleranti con tutte le conseguenze riportate sopra.

Da sottolineare che la maggior parte delle infiammazioni prostato-vescicolari sono asintomatiche quindi vengono scoperte solo quando il paziente si rivolge al medico per problemi di infertilità, eiaculazione precoce, deficit erettile di mantenimento, sintomatologia urinaria e/o eiaculatoria ecc.

La prostata  rappresenta quindi un organo centrale dell’apparato genito-urinario con implicazioni sia sulla fertilità che sulla sessualità dell’uomo e nonostante il parere comune che le patologie prostatiche siano una prerogativa delle persone anziane, i giovani sono più suscettibili alle patologie infettive in quanto più attivi sessualmente. Tra i fattori che influiscono sulla salute della prostata, di sicuro le intolleranze alimentari si trovano ai primi posti.

L’alimentazione: vanno evitati cibi che possono irritare le vie urinarie come gli insaccati, i fritti e cibi troppo piccanti o speziati. Sono da bandire le bevande alcoliche, mentre si possono consumare con moderazione le bevande gassate.

Alcuni cibi protettivi per la salute delle prostata sono : melograno, frutti di bosco, melone, papaia, mango, radice di zenzero  e tutti i frutti della stagione  estiva, utili per la salute non solo prostatica ma di tutto l’organismo.  Anche alcuni carotenoidi, in particolare il licopene contenuto  soprattutto nei pomodori (specie se consumati cotti), sono protettivi. I cereali, noci e soia  sono altri fattori dietetici con proprietà preventive nei confronti del cancro prostatico probabilmente per via del loro alto contenuto di fitoestrogeni. Anche i famosi acidi grassi della serie Omega 3/6 sono benefici, poiché mantengono attiva e in salute la ghiandola.

Le proteine vegetali infine risultano avere un effetto protettivo  modulando la produzione  dell’insulina e di IGF-I (Insulin-licancroe Growth  Factor) caratterizzato da una potente attività carcinogena. Non per nulla  questo fattore risulta essere presente in livelli significativamente più  bassi nei vegani, rispetto ai consumatori di prodotti animali (vegetariani  inclusi).
Una moderata e regolare attività fisica è invece consigliata per una buona ripresa e un pronto recupero dell’organismo.

Esistono comunque numerosi studi in base ai quali si può sostenere che i grassi saturi (essenzialmente di origine animale) aumentino il rischio di questa patologia e diminuiscano le probabilità di sopravvivenza del paziente già colpito da tumore. La  dieta ipercalorica e l’obesità sono stati associati ad un aumento dell’incidenza di cancro prostatico, così come la correlazione tra il consumo di latte e la possibilità di formazioni tumorali definita da oltre 10 anni.

Recentemente si è visto aumentare il rischio del 50% nei forti consumatori di latticini e secondo alcune ricerche sarebbe la frazione non-grassa del latte, a causa del contenuto di Calcio, più che i grassi saturi del latte ad essere il fattore responsabile dell’incremento. La caseina presente nei prodotti lattiero-caseari, aumenta il rischio di sviluppare il cancro prostatico, se consumata in maniera costante per tutta la vita.

Sebbene alcuni cibi animali quali i latticini contengano vitamina D, la loro assunzione non risulta protettiva a causa della contemporanea introduzione di Calcio legato alle proteine animali, difficili da assorbire da parte dell’organismo  che di conseguenza va incontro ad una carenza di Vitamina D per consumo e incapacità a trattenerla.      



December 9, 2014 Newsletter

Esistono due tipi di farina bianca in commercio, la farina di tipo “0” e quella di tipo “00”.

La farina bianca costituisce la base di tutti i prodotti industriali raffinati, è causa di aumento della glicemia e di conseguenza di un incremento dell’insulina (ormone che regola la glicemia nel sangue, prodotto dal pancreas) e col tempo porta ad un eccessivo accumulo di grassi depositati e al conseguente indebolimento dell’organismo, il quale diventa maggiormente esposto ad ogni tipo di malattie, dal diabete tipo due, all’obesità, fino ai tumori.

La farina 00 e’ molto raffinata e malgrado non abbia alcun gusto, ha comunque ottenuto grande successo commerciale grazie ai lunghi periodi di conservazione a cui si presta ed alla facilità con cui si lavora. Al momento della raffinazione, la farina OO perde la maggior parte delle proprietà nutritive tipiche del frumento integrale, il quale rappresenta un’ottima fonte di fibre minerali e vitamine ed è ricco di numerose sostanze che si trovano nella crusca e nel germe.

La farina di tipo OO è un alimento contenente un elevato carico di amidi che in quanto  zuccheri innalzano velocemente la glicemia  e in maniera altrettanto rapida stressano il pancreas con la produzione di insulina, tutto questo accade quando mangiamo prodotti raffinati quali pizza, pane bianco.

In occasioni di abuso di tali prodotti è facile che si verifichi un incremento del peso corporeo e dei livelli di trigliceridi nel sangue  e di conseguenza l’aumento del rischio di malattie cardiache. In momenti di eccessivo carico di lavoro del pancreas la produzione di insulina diminuisce fino a bloccarsi, provocando stati patologici come l’ipoglicemia e malattie come il diabete.

Fortunatamente la scienza ha fatto passi da gigante in materia  e ad oggi è possibile sapere se le farine sono causa o meno di problemi alla salute, sottoponendosi ad un semplice esame del sangue per la ricerca di intolleranze alimentari , il TEST ALCAT, approvato da FDA americana e utilizzato presso il presidio ospedaliero San Matteo di Pavia in allergologia e immunologia .

Anche se il vero centro di riferimento del TEST ALCAT in Lombardia  e nel resto d’Italia, dove troviamo centri di applicazione in tutte le regioni, è  IMBIO – Istituto di Medicina Biologica di Milano.

Importante far propria l’idea che un’alimentazione ricca di carboidrati velocizzi i processi cellulari legati all’invecchiamento, determinando quindi un aumento dell’età biologica, rispetto all’età anagrafica.

Favorire quindi le farine biologiche ad alto contenuto di fibre, crusca che non solo mantengono bassi i valori di glicemia, ma cosa ben più importante sono un elisir di salute e giovinezza.

 



November 4, 2014 Newsletter

8 novembre ore 10,00.

Via Giovanni da Cermenate, 82 Cantù

OSTEOPATIA CENTRO ITALIANO

Il centro italiano di trattamenti osteopatici sorge a Cantù immerso nel verde, e facilmente raggiungibile. La struttura, unica in Italia nel suo genere, è stata realizzata completamente con materiale ecocompatibile ed ecosostenibile ad impatto zero, tra cui 40 pannelli fotovoltaici e ricambio d’aria continuo. Un ambiente che garantisce agli operatori ed ai pazienti il miglior relax e benessere fisico aumentando l’efficacia dei trattamenti ricevuti. Per la prima volta si vedranno riuniti i migliori osteopati del territorio pronti a collaborare e a fornire ai pazienti le attenzioni necessarie, ognuno a seconda della sua specialità. Avremo inoltre una nutrita équipe di collaboratori per garantire un servizio più completo e veloce possibile. Particolare attenzione a neonati e bambini per lo screening preventivo, ed ai diversamente abili.

La collaborazione con DottorNatura e Alcat Test Italia rappresenta il supporto essenziale nello sviluppo di tematiche di fondamentale importanza per la prevenzione e il ripristino del benessere dal punto di vista naturopatico e nutrizionale: gestione del farmaco e nutraceutica, alimentazione e intolleranze alimentari, stress management.

L’inaugurazione di sabato 8 novembre non prevede cibo o bevande, ma trattamenti ad offerta libera, destinata all’associazione P.O.I.S. Pediatria Osteopatia Italia Sri Lanka.

Siamo sicuri che una copiosa collaborazione tra diversi specialisti fatta con cura sia la chiave per il miglioramento della qualità di vita di ogni individuo.

Ocit -Osteopatia Centro Italiano-

Dottor. Mirko Bandera-DottorNatura-

Alcat Test Italia



October 17, 2014 Newsletter

La stagione autunnale sottopone a duro stress il sistema immunitario. Il cambio di temperatura influenza negativamente le difese, e ci ammaliamo più facilmente. Sindrome influenzale, raffreddori, faringiti e bronchiti sono pronti a far capolino. Come possiamo difenderci, in modo naturale senza ricorrere a terapie aggressive e cicli di antibiotici?

I cibi di stagione contengono le sostanze antiossidanti, minerali e vitamine necessarie per mantenere attivo il sistema difensivo. Uva, Frutta secca, verdura di stagione, sono ottimi alleati.

Rafforzare le difese e aumentare il sistema immunitario sono queste le richieste del momento. Ma come? Prima di tutto bisogna porre molta attenzione agli alimenti che indeboliscono le difese: cibi troppo raffinati, condimenti carichi di grassi animali, zuccheri e dolci indeboliscono le difese.

Fare attenzione all’intestino: la salute del colon è fondamentale, dato che la maggior parte delle cellule deputate a difenderci sono prodotte proprio in quella sede.

Il benessere intestinale rappresenta l’obiettivo da mantenere, per avere un sistema immune, competente, attivo a capace di far fronte alle continue “aggressioni” da parte di virus e batteri, tipici della stagione. La qualità degli alimenti che mangiamo influenzerà la qualità della produzione di anticorpi. Sembra banale, ma è di fondamentale importanza.

La flora batterica intestinale se ben rappresentata e in equilibrio (eubiosi) sarà in grado di mantenere alto il livello qualitativo e quantitativo degli anticorpi. Una flora batterica alterata (disbiosi) da cause diverse, alimentazione sregolata, assunzione di cibi non di stagione, terapie antibiotiche massicce, alcune patologie, influenzerà in maniera negativa la produzione di anticorpi. Come fare per sapere se la propria flora batterica è nella norma? Un semplice test delle urine è in grado di scoprire l’alterazione dei batteri intestinali (disbiosi test) e consente di intervenire in tempo, con terapie mirate al ripristino dell’eubiosi intestinale. La flora batterica agisce un pò come una barriera sulle mucose, impedendo l’aggressione dei batteri nemici, favorendone cosi la loro eliminazione.

Il disbiosi test rivela la presenza di indicano e/o scatolo, derivanti dalla produzione di batteri alterati intestinali.

La produzione di sostanze patogene da parte di batteri cattivi nell’intestino può modulare in senso negativo la produzione di anticorpi e abbassare di conseguenza le difese immunitarie.

Una delle tante cause di disbiosi è rappresentata dalle intolleranze alimentari. Una dieta basata su alimenti poco graditi per il nostro fisico influenzerà le difese immunitarie e premetterà lo sviluppo di batteri patogeni intestinali. Il test per scoprire una possibile intolleranza alimentare è il test ALCAT, attraverso un prelievo di sangue venoso e un’apparecchiatura dedicata, il test ALCAT è in grado di determinare gli alimenti che creano intolleranza e che influenzano la salute non solo intestinale ma di tutto l’organismo.

Un intestino in salute, rappresenta un primo passo per mantenere lo stato di benessere globale dell’organismo.

 



September 24, 2014 Newsletter

Giovani o mature, snelle o in sovrappeso le donne prima o poi ne cadono quasi tutte vittime: stiamo parlando della cellulite, un problema che interessa l’80% della popolazione femminile e che costituisce motivo di cruccio e scontento per molte.

Integratori, creme e macchinari possono aiutare nell’attenuazione di questo inestetismo, ma per prevenirlo in maniera efficace il primo passo da compiere, sostengono gli esperti del settore, consiste nell’adottare uno stile di vita sano, che vuol dire movimento, cibo nella quantità e proporzioni corrette e riposo adeguato.

Per approfondire l’argomento ed imparare a scegliere cosa mettere nel carrello della spesa e cosa invece evitare, abbiamo chiesto aiuto al dottor Sacha Sorrentino, biologo nutrizionista esperto in nutrigenetica, intolleranze alimentari e nutrizione sportiva.

Che cos’è che causa davvero la cellulite?
La cellulite è un problema multifattoriale che grava sulla salute estetica femminile, spesso già in età post adolescenziale, conferendo alla cute l’aspetto a buccia d’arancia. Lo stress, l’alimentazione scorretta, la scarsa idratazione e la predisposizione genetica individuale sono i fattori principali che contribuiscono alla sua comparsa.
Poiché le terapie esistenti per la cura della cellulite sono insoddisfacenti per il trattamento delle forme più gravi, dopo la sua comparsa, diventa fondamentale un’azione preventiva.

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September 9, 2014 Newsletter

Anche quest’anno la Dimagrimondo è lieta di ospitare un esponente di spicco  del mondo medico/diagnostico, operante in un settore nuovo ed innovativo come quello della prevenzione e  cura tramite test non invasivi ed estremamente precisi quali:

  • Mineralogramma ( analisi tramite capello su minerali e metalli pesanti )
  • Alcat test ( in grado di rilevare tramite sangue intolleranze alimentari, nonché sensibilità individuale ad additivi alimentari e agenti chimici ambientali )
  • Disbiosi test ( per identificare disbiosi intestinale )
  • Test genetici : a partire da quelli dermatologici, passando da quelli nutrizionali per finire a quelli cardiovascolari, ossei, e per la predisposizione a tumori( fondamentali nella prevenzione ed essenziali per la comprensione del perché di alcune sintomatologie silenti )
  • Test per gli sportivi : sport stress ( cortisolo+testosterone+IgA ), stress ossidativo  e aminoacidogramma.

Saremo lieti per la Vs. presenza

Martedi 16 Settembre ore 21,00 Dimagrimondo 

CENTRO COMMERCIALE LE SERRE, Via Lanza 2 – Grugliasco



August 21, 2014 Newsletter

L’anguria o cocomero (Citrullus lanatus) è una pianta appartenente alla famiglia delle Curcubitaceae, tipica dell’Africa meridionale e tropicale. Il frutto ha un interno rosso o più raramente giallo; è ricco di semi, che possono essere neri, bianchi o gialli e hanno un effetto lievemente lassativo (utili quindi per riattivare un intestino pigro). La percentuale di acqua contenuta (92-93 %) risalta notevolmente rispetto al 7-8 % di zuccheri e allo 0,2-0,4 % di proteine e fibre, e ciò rende l’anguria molto dissetante.

Questo frutto si può considerare quindi depurativo e diuretico poiché, stimolando la diuresi, favorisce l’eliminazione di scorie in eccesso. Elevata è anche la presenza di sali minerali, in particolare potassio, fosforo e magnesio, vitamine A, C e quelle del gruppo B; per questo motivo l’anguria risulta senza dubbi un rimedio naturale contro la stanchezza e lo stress, prevenendo anche la ritenzione idrica. Inoltre sostanze antiossidanti, quali licopene e carotenoidi, garantiscono un benessere generale all’organismo con effetto preventivo su molte patologie e benefici anche sulla pelle.

Di recente è stata constatata la capacità di questo frutto contro le malattie cardiache e di ridurre i livelli del colesterolo cattivo. A risultare benefica è la citrulina, sostanza che rende l’anguria adatta a prevenire l’ipertensione. Tale amminoacido, presente però soprattutto nella parte bianca tra polpa e buccia, favorisce la vasodilatazione (allargamento dei vasi e quindi aumento del flusso sanguigno), conferendo quindi al frutto proprietà afrodisiache (utile soprattutto per i maschi, in quanto sembra produrre effetti simili al viagra).

Secondo alcuni studi basterebbe una fetta di anguria al giorno per aiutare il nostro organismo a ridurre il colesterolo nel sangue. Numerosi quindi sono i pregi di tale frutto ma attenzione per chi soffre di allergie e/o intolleranze.

L’anguria va evitata se si soffre di colite o gastrite: è possibile che la quantità di acido salicilico contenuta nella polpa del frutto possa causare reazioni avverse a livello intestinale. Per di più, le persone allergiche alle graminacee durante il periodo di pollinazione devono fare attenzione all’assunzione di alcuni alimenti tra cui proprio l’anguria in quanto questo frutto contiene e libera istamina. L’istamina è una sostanza che il corpo produce in risposta al contatto con una sostanza allergizzante: l’istamina, se presente in grandi quantità nel nostro organismo, determina una serie di reazioni quali arrossamenti eritemi, ponfi, produzione di muco nelle vie aeree, asma e diarrea. L’assunzione di alimenti che la contengono, come ad esempio proprio l’anguria, può amplificare la risposta allergica, incrementando l’infiammazione e i sintomi elencati in precedenza.

Una ricetta rinfrescante con l’anguria la potete trovare sul sito di Nonna Paperina: Sorbetto di anguria



August 1, 2014 Newsletter

La tiroide è una delle principali ghiandole endocrine (produttrici di ormoni) che svolge un ruolo fondamentale nel controllo delle cellule e dei vari tessuti dell’organismo, con una forte influenza sulle molteplici funzioni corporee (peso corporeo, colesterolo, battito cardiaco, vista, massa muscolare, ciclo mestruale, stato mentale, cute e capelli).

La patologia più comune della tiroide è l’ipotiroidismo, la ridotta funzionalità della ghiandola che si ripercuote sulla riduzione della produzione di energia da parte delle cellule, con conseguente riduzione dell’attività metabolica. In pratica, l’organismo rallenta la produzione di ormoni e quindi il consumo di energia. Le donne sono più colpite rispetto agli uomini, con un rapporto che può arrivare a 5 donne su 1 uomo colpito. I sintomi più comuni, che passano spesso inosservati, sono:
stanchezza, freddolosità, letargia, aumento di peso, capelli secchi e sfibrati, pelle secca e ipotonica, etc.

La condizione opposta è l’ipertiroidismo, ossia un aumento delle produzione di ormoni tiroidei con conseguente aumento della produzione di energia, noto con il nome di morbo di Graves-Basedow.
Spesso è di origine auto immune, con produzione di anticorpi rivolti contro il TSH, che impediscono il normale funzionamento della ghiandola. Tra i principali sintomi vi sono: tremore di tutto il corpo, perdita di peso inspiegabile, sudorazione abbondante, insonnia, agitazione e irrequietezza, tachicardia (battito accelerato del cuore) ipertensione.

La diagnosi è molto agevole potendo misurare i valori di FT3 e FT4, TSH-r, e altri parametri correlati alla funzione tiroidea.

L’alimentazione riveste un ruolo importantissimo in caso di alterazione della tiroide. In caso di ipotiroidismo, ad esempio, è necessario ridurre i cibi ad alto contenuto di grassi idrogenati: burro, margarine e oli vegetali di origine non nota (diversi dall’ollio di oliva). Evitare le carenze di minerali fondamentali: ferro magnesio selenio Zinco, Iodio; le vitamine necessarie per un corretto funzionamento sono la Vit A, B6, B12, C, D, E. Chi soffre di ipertiroidismo dovrà fare attenzione al sale iodato. Il sale in generale va usato con parsimonia, verificando anche a quello contenuto nei prodotti alimentari industriali (cracker, patatine, insaccati). Si sconsigliano anche tutte le sostanze eccitanti il sistema nervoso: caffeina, cola, bevande energetiche, un eccesso di proteine animali.

Anche le intolleranze alimentari incidono sulla funzione tiroidea. Il test ALCAT per la diagnosi delle intolleranze identifica gli alimenti da non introdurre nella dieta, perché potenziali competitori con gli ormoni tiroidei, specifici e individuali.

Le indicazioni personalizzate del nutrizionista, consentono di stabilire una corretta alimentazione mirata a correggere naturalmente un iniziale squilibrio metabolico, e le conseguenze del caso.



July 22, 2014 Ricette

Le perle di tapioca sono comuni in oriente, in molte preparazioni, ma anche negli Stati Uniti, sono semplicemente delle palline di farina di tapioca che si gonfiano e possono essere lavorate una volta cotte a contatto con l’acqua.

La tapioca è una fecola alimentare prodotta a partire dalle radici di manioca. La tapioca ha un gusto e una consistenza speciale e puo’ essere cucinata in molti modi

E’ un alimento nutriente e facilmente digeribile che si è rivelato utilissimo nelle diete per bambini e convalescenti. Essa è infatti una ricca fonte di calorie, assai simile alla giustamente famosa crema di riso, con cui vengono preparate pappe e minestrine per gli stomachi più delicati.

trovi la ricetta qui



June 19, 2014 Newsletter

Numerose evidenze scientifiche pubblicate nel corso degli anni hanno ampliato la conoscenza delle potenzialità metaboliche dell’intestino, conferendogli un’importanza fondamentale per il buon funzionamento del nostro sistema immunitario, del nostro sistema endocrino e della nostra sfera psichica. Oggi il nostro intestino deve essere considerato un organo di fondamentale importanza per la salute ed il benessere di tutto l’organismo.

A livello intestinale si riscontrano una notevole quantità di germi e batteri . La cosa più importante è che questa la flora intestinale  “fisiologica” sia in simbiosi con l’organismo. Questa condizione di equilibrio è definita eubiosi.

Quando questo equilibrio viene alterato si può generare una condizione patologica chiamata Disbiosi. I sintomi spesso sono aspecifici, caratterizzati da un’alterazione del transito intestinale, sia in termini di stitichezza ma a volte anche di sindrome diarroica. Il tutto associato frequentemente a gonfiore addominale, flatulenza, digestione lenta, stanchezza (la flora batterica produce vitamine B), suscettibilità alle infezioni, diminuzione delle difese immunitarie (la flora batterica produce anticorpi), candidosi intestinale e/o vaginale, vaginiti e cistiti ricorrenti nella donna.

Tra i fattori che possono contribuire a generare la Disbiosi vi sono:

alimentazione sbilanciata (uso eccessivo di grassi, zuccheri, carni rosse ed insaccati in genere, carenza di frutta e verdura, abuso di sostanze alcolici, fumo, ecc.), scarsa od insufficiente attività fisica, utilizzo di terapie farmacologiche protratte nel tempo (es. l’assunzione indiscriminata e prolungata di antibiotici, cortisonici, estroprogestinici, lassativi, ansiolitici, vaccini, chemioterapie, ecc).

Ma anche: contatto con sostanze quali conservanti e coloranti alimentari, radiazioni ed emissioni elettromagnetiche, metalli tossici contenuti in alimenti o in contenitori di alimenti o nelle stoviglie (alluminio, mercurio, piombo), pesticidi, ormoni steroidei alimentari.

 La comparsa di processi infiammatori intestinali, spesso legati ad una cattiva alimentazione e/o all’uso indiscriminato di farmaci (antiinfiammatori, antibiotici) in associazione ad una condizione di disbiosi intestinale possono essere responsabili non solo di malattie a carico del nostro intestino ma anche a livello di altri distretti come ad esempio la pelle (dermatite atopica, acne, psoriasi), infezioni delle vie urogenitali (candidosi vaginale, cistite, prostatite), malattie metaboliche (obesità, diabete, sindrome metabolica), malattie della sfera psichica (ansia, depressione), malattie autoimmuni (tiroidite cronica, artrite reumatoide).

Un corretto inquadramento clinico consente di programmare un piano terapeutico individualizzato che prevede, non solo un cambiamento dello stile di vita del paziente e delle sue abitudini alimentari, ma deve anche portare all’individuazione di quei presidi utili a consentire il ripristino della salute ed il benessere dell’intestino, e di conseguenza di tutto il nostro organismo.

Per fare ciò occorre intervenire utilizzando pre e probiotici, modificando il regime dietetico (inserendo ad ogni pasto verdura cotta o cruda per stimolare la crescita dei batteri intestinali e incrementare l’apporto di frutta), aumentare l’apporto di liquidi nel bilancio idrico giornaliero.

Disbiosi in Gravidanza

Da alcuni recenti studi, è emerso che durante la gestazione, il feto può entrare in contatto con microorganismi di provenienza materna. Frammenti di DNA batterico sono stati rinvenuti, infatti, nel cordone ombelicale, nel liquido amniotico e addirittura nel meconio.

La loro presenza è resa possibile dal fatto che l’intestino della donna gravida, durante la gestazione, diventa più permeabile e ciò favorisce la traslocazione batterica. Questo aspetto è di fondamentale importanza perché, se la donna si trova in condizioni di Eubiosi, il contatto del feto con i ceppi batterici corretti creerà una condizione molto favorevole che permetterà all’intestino del neonato di entrare in contatto i bifidi. Se, invece, la donna gravida si trova in Disbiosi, si può assistere al passaggio dal circolo ematico materno, attraverso la placenta, al feto di ceppi batterici diversi che potrebbero comportare una maggiore esposizione a patologie da parte del neonato.

Il terzo trimestre di gravidanza è fondamentale per lo sviluppo del feto. Se l’intestino della gestante è in Eubiosi, sarà favorita una corretta elaborazione del cibo introdotto, con una minore estrazione di calorie dagli alimenti ed un più facile controllo del peso. In caso contrario, la presenza di Disbiosi intestinale durante la gravidanza determina un maggiore assorbimento di calorie che porterà ad un incremento ponderale della gestante con aumento del rischio di insorgenza di diabete gestazionale, mentre nel nel neonato si può assistere allo sviluppo di diabete infantile, allergie, obesità infantile, ecc. La Disbiosi è direttamente coinvolta nell’obesità perché crea una condizione di infiammazione a basso grado responsabile della scorretta elaborazione ed assorbimento dei principi nutrizionali con conseguente incremento di peso. La stessa problematica la si può verificare anche in individui normali anch’essi in Disbiosi.

La Disbiosi favorisce, inoltre, lo sviluppo di un intestino permeabile, con conseguente incremento della predisposizione allo sviluppo di malattie infiammatorie croniche dell’intestino quali M. di Crhon, RCU, Gluten Sensitivity ed anche Autismo

L’allattamento al seno da parte di una donna in Eubiosi è protettivo in quanto consente di abbassare il rischio di insorgenza di diabete, obesità, malattie autoimmuni e allergie nel neonato. Attraverso l’allattamento al seno, inoltre, si ha un ridotto sovraccarico funzionale a carico di fegato e reni.

Un altro aspetto importante dell’allattamento al seno è determinato dal fatto che, oltre alle IgA secretorie, il latte materno è ricco di Lisozima. Entrambe queste molecole inibiscono la proliferazione di patogeni, favorendo la crescita di bifidi. La Lattoferrina materna, invece, facilita l’assorbimento del ferro a livello intestinale sottraendolo ai patogeni che lo utilizzano (bacteroides ed enterobatteri).

Nel latte artificiale, la Lattoferrina viene denaturata ed il ferro resta nel lume intestinale e si trasforma in un ottimo substrato nutritivo per alcuni patogeni quali enterobatteri e bacteroides. L’allattamento artificiale, inoltre, facilita l’instaurarsi e lo sviluppo di clostridum ed escherichia spp associato ad un ridimensionamento della popolazione di bifidobatteri.

I bifido batteri sono i ceppi più importanti del piccolo intestino. Vanno assunti soprattutto nel terzo trimestre di gravidanza per stimolare la produzione di serotonina con riduzione delle alterazioni del tono dell’umore (riduce la possibilità che si possa instaurare una Sindrome depressiva postpartum), contribuiscono a contenere la problematica della stipsi in gravidanza associandoli ad un coretto stile di vita ed alimentare, favoriscono l’assorbimento di vit B12, riducono il rischio di diabete gestazionale.

 A cura del Dr. Stimolo Angelo – Medico Chirurgo, esperto in Idrocolon terapia e benessere intestinale.


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