Trenta e passa gradi all’ombra, ristorantino vista mare, tavolata rumorosa e allegra, vino bianco fresco, pane a portata di canestro. Per “stare leggeri”, insalata di riso per tutti (servita con dadini di prosciutto, mortadella e piselli). A seguire, piatto a centro tavola di mozzarella e pomodoro da sbocconcellare in compagnia, fino al caffè. A parere degli esperti non si è trattato di un pranzo “leggero”, anzi. Sotto il sole, i commensali hanno inanellato (come vedremo più avanti) una serie di scelte alimentari sbagliate: a cominciare dal vino e proseguendo col pane, i salumi, il pomodoro, la mozzarella.
Ma quali sono i cibi da evitare, d’estate, in vacanza?
Gente ha chiesto di elencarli (e di spiegare per quale motivo sono sconsigliati) al professor Giuseppe Di Fede specialista di nutrizione e Dietetica Clinica che, a Milano, dirige l’Imbio (Istituto di Medicina Biologica) cui fanno riferimento, in tutta Italia, i centri che eseguono il test “Alcat” contro le allergie e le intolleranze alimentari. Non a caso, la statunitense Food and Drugs Administration, la più autorevole organizzazione mondiale in materia di salute, ha riconosciuto il test Alcat, sia per la metodica computerizzata che per gli estratti alimentari utilizzati per l’analisi, oltre al riconoscimento CEE, del test.
Alcol e acidosi
«D’estate, col caldo, anche gli alimenti più semplici e apparentemente “leggeri” rischiano di ammutinare fegato, stomaco, intestino e anche l’apparato circolatorio. Cominciamo dai disturbi più frequenti: dati alla mano, in vacanza, quasi la metà degli italiani segnalano, in forma più o meno grave, disturbi da acidosi di origine alimentare», spiega il professor Giuseppe Di Fede, «ma anche alcolica. I vini bianchi e le bevande ora di moda tra i giovani, contenenti sostanze alcoliche apparentemente “mascherate”, che provocano vasodilatazione con calo della pressione arteriosa. Nel contempo aumentano nel sangue gli acidi forti compromettendo il ph, cioè il valore che indica il giusto equilibrio. Inoltre, il fegato trasforma questi acidi grassi liberi in chetoacidi con conseguenze anche molto gravi. La sera, invece, è consentito un bicchiere di vino rosso che contiene i flavonoidi, con valenza antiossidante».
Il pane
«Con le temperature elevate il pane di farina bianca è meno digeribile e i lieviti tendono a provocare fermenti . Meglio evitarlo a pranzo e, la sera, è preferibile quello con farine integrali. Il motivo è per la fermentazione intestinale, che il pane lievitato, anche se a lievitazione naturale, crea dopo mangiato, dando un senso di pesantezza e rallentamento, da indurci a fare un pisolino pomeridiano, affaticando ulteriormente la digestione.
I pomodori
«Col caldo, l’assunzione di pomodori, può indurre una forma di acidosi che porta alla nausea anche a causa di una sostanza, la tomatina, che irrita le pareti intestinali. Quando poi i pomodori vengono associati a formaggi filati come la mozzarella, alimento a sua volta a base acida, raddoppia il pericolo di acidosi con un rallentamento del processo digestivo fino a manifestazioni di vomito e diarrea. Vanno evitati anche i pomodori al forno con i tipici ripieni di maionese e salse elaborate».
I salumi
«I prodotti del maiale, sia la carne, sia gli insaccati, sono a rischio col caldo estivo. La quantità di sale che contengono i salumi irigidisce le arterie e favorisce l’innalzamento della pressione arteriosa. Spesso, i classici dadini di mortadella, prosciutto o wurstel vengono usati d’estate per dare sapore a riso e pasta fredda, col risultato di rendere problematica la digestione: il sangue affluisce in forte misura verso lo stomaco e viene sottratto ai muscoli provocando senso di affaticamento e di torpore».
Le carni
«Oltre a quelle di maiale, vanno evitate quelle di pecora, capra e agnello. Anche di manzo nelle dimensioni importanti come la “fiorentina”. Sconsiglio le salsicce, sia di maiale, sia di carne mista, con manzo. Nel pesce occorre limitare i crostacei (gamberoni e aragoste) perché possono incrementare i valori del cosiddetto «colesterolo cattivo” nel sangue.
I fritti
«Tutto ciò che viene cucinato in olio bollente, sia pesce, sia carne, ma anche verdure e frittate. Soprattutto le classiche patatine si trasforma in autentico rischio per le arterie. Specialmente in estate».
I formaggi
«Vanno sicuramente evitati quelli stagionati e “duri”, mi riferisco e certe forme di pecorino, tipiche di alcune regioni centrali e meridionali, Sicilia e Sardegna: questi formaggi contengono forti concentrazioni di sale che è il nemico più temibile nella stagione calda».
Le salse
«Sono assolutamente da evitare maionese, senape, ketchup, sughi e intingoli elaborati per la preparazione di carni e alcuni tipi di pasta, come le lasagne, i canneloni e i tortelloni ripieni di carne mista, maiale e manzo. Il rischio è quello di formare veri e propri “tappi” per le arterie».
I dolci
«Mentre, per la colazione del mattino, le marmellate, soprattutto di frutta, sono indicate anche d’estate, vanno evitati tutti i dolci con creme e cioccolato, dalle torte ai bomboloni, krapfen, e panna in tutte le sue elaborazioni. I cibi con forte contenuto di zuccheri, aumentano la produzione di insulina e, di conseguenza, incidono sulla caduta altrettanto veloce dei valori glicemici. In spiaggia, la conseguenza è di una repentina caduta della pressione arteriosa».
Frutta esotica
«La frutta è alimento importante ma con la globalizzazione dei mercati molti sono portati a pensare che anche i prodotti in arrivo da paesi lontani hanno più o meno le stesse caratteristiche dei nostri. Non è così: mango, avocado, i mandarini cinesi, contengono una serie di zuccheri e di sali minerali che, soprattutto d’estate, possono creare anche seri disturbi digestivi come enteriti e coliti, meglio la frutta nostrana di stagione».
«ultima raccomandazione: è bene ricordare che esistono due tipi di allergie alimentari, quelle immediate e quelle ritardate. Le più pericolose e silenti: dipendono in pratica dallo stimolo ripetuto degli alimenti sui linfociti intestinali. Stratificano, in sostanza, quella serie di depositi che, alla lunga, possono diventare forieri di guai. Ecco perché è sbagliato dire: “Quel cibo non mi ha fatto male anche se sconsigliato, quindi continuo a mangiarlo. I conti, alla fine, rischiano di non tornare».
Fonte: Gente – Ago. 08
di Renzo Magosso