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January 8, 2015 Newsletter

Arrivano le feste natalizie e la sana alimentazione passa in secondo piano: cenoni e abbuffate diventano il tema principale per due settimane. Un’alimentazione ricca di zuccheri e grassi rischia di rovinare quello che di buono è stato raggiunto con sacrifici dopo le vacanze estive.

A questo punto diventa fondamentale rimettersi in carreggiata, cambiando lo stile alimentare e magari facendo un po’ di movimento in più. Innanzitutto è importante drenare e basificare: gli eccessi delle feste rendono l’organismo incline ad intossicarsi e soprattutto ad acidificarsi.

Ed è a questo punto che scendono in campo frutta e verdura, ricche di antiossidanti, vitamine e sali minerali, essenziali per depurare l’organismo e permettere al corpo di smaltire le tossine accumulate. Si parla di 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura, quantità neppure minimamente sfiorate durante le festività. Possono tornare utili nei periodi post abbuffate anche le tisane, per esempio al finocchio o al tarassaco, per drenare le scorie e favorire la diuresi. È consigliato berle durante la giornata o la sera e soprattutto evitando di aggiungere zucchero.

Proprio la riduzione degli zuccheri serali permette all’organismo di perdere quei chili di troppo accumulati con le feste. Una cena a base di pesce (meglio se non di allevamento in quanto ricco di mangime poco sano per l’organismo e povero di omega3) o di carne bianca magra, accompagnato da un contorno di verdura è sicuramente l’ideale per chi vuole rimettersi in linea e che soprattutto ci tiene a mangiar sano. Se proprio non si riesce a resistere ai carboidrati, un giusto compromesso potrebbero essere quelli a basso indice glicemico.

Farro, orzo, quinoa, riso rosso o riso venere sono l’ideale, oltre ad avere un’elevata capacità saziante, sono ottimi per creare gustose ricette, senza per questo intaccare troppo l’aumento di peso e soprattutto la salute. Le feste rappresentano un momento di incontro e felicità ma attenzione a non invitare al ballo anche la candida ed altre specie micotiche o batteriche. È opportuno non eccedere con gli zuccheri, terminato il periodo critico una sana e varia alimentazione associata ad una corretta ed efficace terapia a base di fermenti, permette all’organismo di ripristinare la permeabilità intestinale e trarre giovamento per tutto il corpo. Se siete tra coloro che manifestano sintomi specifici dopo un eccesso di zuccheri e lieviti (perdite bianche con pruriti, gonfiore addominale, candida, stipsi e flatulenza, cistite, solo per citarne alcuni), è possibile che siate intolleranti a zuccheri, lieviti o farine raffinate.

Un test per la ricerca di intolleranze alimentari può aiutarci a scoprire se questi alimenti sono “pericolosi” per il nostro organismo. Il test ALCAT è il test indicato per la ricerca di intolleranze alimentari.



November 26, 2014 Newsletter

Dal 28 al 30 novembre 2014, sarà l’elegante scenario dei più rinomati palazzi del Centro di Brescia a fare da cornice a Brescia Gustosa, la rassegna sulle eccellenze enogastronomiche italiane che pone l’accento sulla qualità dei prodotti spesso considerati di nicchia, sconosciuti al grande pubblico e con qualità indiscussa. L’evento, organizzato dall’Agenzia Tempo di Eventi in collaborazione con Arthob ed il Comune di Brescia, vuole porre l’accento sull’alimentazione sana e sostenibile e le sue eccellenze, presentando tematiche che saranno al centro di Expo 2015.

Brescia Gustosa mette al centro il made in Italy e le buone pratiche: il rispetto delle tradizioni, l’attenzione agli sprechi e la tutela del territorio. La prima edizione si struttura come una vetrina unica per promuovere e commercializzare nella provincia bresciana i prodotti di eccellenza della ristorazione e della filiera alimentare provinciale ed italiana, che si caratterizzano per un’alta qualità e limitati volumi di produzione. Un evento che si pone l’obiettivo di valorizzare sapori, tradizioni e cultura enogastronomica che rendono l’Italia la patria del buon cibo, apprezzato in tutto il mondo.

Per questo motivo, la caratteristica principale è data dalla piattaforma espositiva, che rende l’interazione fra i produttori, il pubblico e i ristoratori, il fulcro della manifestazione. Operatori e pubblico potranno assaporare i prodotti degli espositori, partecipare alle degustazioni e ai laboratori, assistere ai cooking show realizzati da chef e pasticcieri d’eccellenza come il celebre Igino Massari, il popolarissimo Ernst Knam e lo chef dell’Unione Italiana Ristoratori, lo stellato Gaetano Simonato.

Una particolare attenzione verrà rivolta anche ai più piccoli e al mondo della nutrizione per la salute, perché Brescia Gustosa crede nel valore dell’educazione alimentare e domenica ci ospiterà con la presenza del Dr. Sacha Sorrentino e la drssa Jessica Barbieri. I nostri nutrizionisti in collaborazione con Tiziana Colombo presenteranno i due libri dedicati alle intolleranze alimentari

Non mancate!

Programma_Brescia_Gustosa_2014

 



October 20, 2014 Newsletter

Il VI Congresso ARTOI. Oncologia Integrata e Nutrizione: il futuro nella Integrazione e nella Tradizione si terrà a Roma il 07 e 08 novembre 2014,  presso l’Aula Magna- “Università G. Marconi “, in via Vittoria Colonna 11alle ore  8:30.

Venerdi 07/11/2014  seduta plenaria.  Ore 20,30, cena di gala.

Sabato 08/11/2014  mattina: casistiche, ricerche, prevenzione, nutrizione.

Sabato 08/11/2014  pomeriggio: Workshop di Ipertermia Oncologica, organizzato da Andromedic.

Il costo è di  €50 per i soci ARTOI, €80 per i non soci ed € 50 per i non soci ARTOI no ECM

Il corso rilascerà crediti ECM per gli aventi diritto.

I posti sono limitati pertanto ti consigliamo di registrarti subito.

La data ultima per la registrazione e il pagamento è il primo novembre 2014.

La Deadline di invio abstract per la ” Sessione Poster” è stata prorogata al 30/10/2014



August 26, 2014 Newsletter
Giovedì 18 settembre, a Milano, presso l’NH President Hotel, si terrà “Gli effetti delle intolleranze alimentari non sono sempre divertenti” un incontro interamente dedicato alle intolleranze, organizzato dal Rotary Club Milano Villoresi, in collaborazione con Alcat Test Italia.
Le intolleranze alimentari sono responsabili di numerosi sintomi e disturbi, molto vari e spesso non collegabili immediatamente a ciò che abbiamo mangiato. Si tratta di una problematica molto più diffusa di quanto si pensi, che in tanti non sanno neppure di avere. Da oltre vent’anni, per la diagnosi e la cura delle intolleranze, esiste uno strumento preciso e accurato, in grado di aiutarci a riconoscere e scegliere i cibi più idonei al nostro organismo: ALCAT Test. L’unico test approvato dall’U.S. Food and Drugs Administration (FDA) e riconosciuto dalla CEE.
Quali sono le cause, i disturbi e le problematiche correlate alle intolleranze? In che modo si possono individuare e curare? Come è possibile recuperare la tolleranza e il benessere fisico con il test Alcat?
A questi interrogativi daranno risposta la Dott.ssa Paola Carassai, Presidente di Alcat test Italia, il Prof. Giuseppe Di Fede, Direttore Sanitario di IMBIO e Imgep e il Dr. Alessio Tosatto, Nutrizionista Alcat Test Italia e Tiziana Colombo, food blogger autrice del libro “Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo!
Appuntamento alle 19,30 con l’aperitivo, a cui seguirà la cena con dibattito.
Durante la cena, gli specialisti saranno a disposizione dei partecipanti, fornendo numerosi consigli utili al riconoscimento e la cura di questi disturbi, focalizzandosi inoltre sull’importanza di un’alimentazione corretta e bilanciata.


November 28, 2013 Newsletter

Si è tenuto recentemente a Genova il Congresso Internazionale Highlights in Allergy and Respiratory Diseases, l’appuntamento dedicato alle malattie allergiche e respiratorie, nel corso del quale è emerso che circa il 40% della popolazione mondiale soffre di una o più patologie allergiche.

L’iniziativa, che ha raccolto i contributi di 500 specialisti, è stata l’occasione per uno scambio di opinioni ed esperienze a livello internazionale, grazie alla partecipazione di diversi continenti: dal Giappone all’India, dagli Stati Uniti, dalla Germania, dalla Scozia e dall’America Latina.

Sia nei paesi occidentali sia in quelli in via di sviluppo le malattie allergiche – asma, rinite, anafilassi, allergia a farmaci, allergia alimentare, allergia al veleno d’insetti, eczema, orticaria e angioedema – sono in drastico aumento. Una quota elevata di quest’aumento riguarda i giovani; per cui quando questa popolazione giovane raggiungerà l’età adulta, la prevalenza delle malattie allergiche sarà ancora maggiore.

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), centinaia di milioni di soggetti nel mondo soffrono di rinite allergica, si stima che 300 milioni di questi siano affetti anche da asma.

Aumentano anche i casi più complessi di allergia che comportano la polisensibilizzazione e interessano molteplici organi, con un’alta morbidità e un aumento della domanda dei servizi di assistenza sanitaria. Si stima che i problemi allergici aumenteranno ulteriormente dato l’inquinamento atmosferico e l’aumento del riscaldamento globale.

Questi cambiamenti ambientali influenzeranno la conta pollinica, la presenza o l’assenza di insetti pungenti e di muffe legate alle malattie allergiche.

In questo scenario, credo sia doveroso occuparci anche di salute e prevenzione delle malattie allergiche con un controllo che dovrebbe essere rivolto non solo alle allergie, ma anche e direi soprattutto, all’alimentazione. Sappiamo che una reazione avversa agli alimenti può essere uno stimolo in più per rafforzare una reazione allergica. Le reazioni allergiche crociate si possono controllare attraverso lo studio del sistema immunitario nativo, quello che ci difende dai virus e batteri, oltre che “controllare” le reazioni d’intolleranza o tolleranza verso un alimento.

In questo scenario, il test ALCAT è l’unico valido sistema di controllo, finora disponibile, per la ricerca di reazioni avverse agli alimenti, di origine non allergica, approvato dalla FDA Americana e utilizzato presso l’ospedale San Matteo di Pavia (immunologia clinica pediatrica). L’analisi permette di stabilire con un’alta specificità e sensibilità quali sono i cibi più reattivi, che disturbano l’organismo e che influenzano e/o accentuano una reazione crociata verso allergie note.



October 30, 2012 Newsletter

Le proprietà nutritive del latte sono sempre state associate al concetto di salute e crescita, e il suo consumo è parte di una cultura popolare che si tramanda da generazioni.Si tratta, infatti, di un alimento indispensabile per il bambino in crescita. Per gli adulti il discorso è differente e per valutare gli effetti positivi del suo consumo dobbiamo considerare diversi aspetti. Primo fra tutti, la qualità del prodotto.

La gestione dell’allevamento delle mucche da latte è stata modificata nel tempo, con importanti conseguenze nelle proprietà e nella sicurezza dell’alimento: il latte che beviamo oggi ha una qualità inferiore rispetto a quella di tanti anni fa. Perché il latte sia di massima qualità, le mucche dovrebbero poter pascolare e alimentarsi in erba, libere di muoversi per tutto il giorno. Lo scenario può essere invece molto diverso: le mucche sono mantenute in batterie, con mangimi a base di soia, fieno e alimenti derivati. Non possono muoversi liberamente e passano gran parte del tempo a mangiare biada, sottoposte a stress produttivo con la somministrazione di fattori di crescita che aumentano la produzione di latte, anche di 4 o 5 volte in più rispetto alla normalità.

Il latte prodotto dalle mucche al pascolo sarà quindi più ricco di omega tre, antiossidanti naturali, proteine, calcio e minerali, mentre quello prodotto dalle mucche in batteria conterrà questi fattori nutritivi in quantità ridotta.

Altra importante considerazione riguarda la correlazione tra il consumo di latte e latticini nell’adulto e il rischio di contrarre patologie prostatiche, fino al cancro prostatico. [Torniainen S. et al Lactase persistence, dietary intake of milk, and the risk for prostate cancer in Sweden and Finland, Cancer epidemic, Bio makers e prevention, 2007, 16 (5), pp. 956-61].

Dall’altra parte però esiste anche un ruolo protettivo per il tumore al colon, data la presenza nel latte di una sostanza chiamata lattoferricina che deriva dalla digestione enzimatica della lattoferrina, nota per le proprietà anti cancro e immunostimolanti.

Nella donna, un elevato consumo di latte e latticini favorisce la produzione di cisti ovariche, seno fibromatoso e tumore al seno. Ecco perché le linee Guida della prevenzione anticancro, diffuse dai centri di terapia oncologica, sconsigliano il consumo di latte alle donne che hanno avuto un problema oncologico a seno, utero e ovaie.

Inoltre, Il 55% della popolazione mondiale è intollerante al lattosio, il principale zucchero del latte. Tuttavia, esiste una grande variabilità geografica: nei paesi dell’Europa settentrionale il 60-70% delle persone mantiene Ia funzione dell’enzima che digerisce il lattosio. Man mano che si scende dal nord Europa, invece, l’attività della lattasi si riduce: nella nostra penisola e dintorni, bacino del Mediterraneo, il deficit genetico per la Lattasi è molto frequente.

Come tutte in tutte le situazioni confuse, è importante non adottare concetti estremi e prese di posizione inutili. Forse basta una domanda molto semplice: abbiamo bisogno di grandi quantità di latte e prodotti lattiero caseari?
I bambini sì, è chiaro per tutti. Gli adulti no!

Infine, è importante ricordare che uno screening genetico può aiutarci a individuare le persone che possono trarre beneficio da un’alimentazione a base di prodotti lattiero caseari. La personalizzazione del consiglio nutrizionale, e il buon senso, ancora una volta, prevalgono sulle credenze popolari. Bisogna rivolgersi a uno specialista in nutrizione che possa avvalersi dell’indagine genetica, per meglio consigliare e educare non solo il singolo soggetto ma tutta la famiglia.



June 30, 2012 Newsletter

Con l’avvicinarsi della stagione estiva aumenta la voglia di rimettersi in forma e perdere quei chili di troppo che, a causa di una ridotta attività fisica e di un maggiore introito calorico, abbiamo accumulato durante l’inverno.

Il nostro stato fisico può, infatti, essere paragonato alla risultante di una semplice e banale equazione, che coinvolge le calorie introdotte e quelle utilizzate a scopo energetico. In parole povere, quando le calorie assunte sono di più di quelle consumate (sport, movimento ecc), l’organismo “conserva” questo surplus energetico sotto forma di grasso di deposito, i famosi cuscinetti distribuiti nei vari distretti.

Sembrerebbe, dunque, che per perdere peso sia sufficiente ridurre gli introiti o aumentare i consumi energetici. In teoria, è così. Nella pratica, purtroppo, numerosi fattori possono complicare le cose: il controllo ormonale, le abitudini scorrette, la qualità dei cibi, le intolleranze alimentari e tutta una serie di altre cause.

Altro aspetto, che sicuramente influisce sulla valutazione e sul trattamento del problema, è il non tenere in debita considerazione l’aspetto temporale. Molti pazienti vorrebbero perdere i chili in eccesso nell’arco di pochissimo tempo. Ecco perché, a ogni nuova stagione, proliferano diete miracolistiche, che promettono risultati brillanti in tempi ristrettissimi: giusto uno o due mesi (a volte molto meno….) prima della famosa “prova costume” ormai non più solo appannaggio delle gentili signore, ma anche tra aitanti maschietti.

Tra le tante diete proposte di recente, la più nota – nel bene e nel male – è senz’altro quella ideata dal Dr. Pierre Dukan. Utilizzata dai reali d’Inghilterra e da altri personaggi famosi, sembra non avere lo stesso successo negli ambienti scientifici. Nei miei ambulatori di Fano e Bari, i pazienti mi domandano spesso come funziona questa dieta e se effettivamente può creare dei disturbi.

La parola d’ordine della dieta Dukan è: No carboidrati; Si proteine. All’inizio della dieta si mangiano, infatti, solo proteine, a colazione, pranzo e cena. Teoricamente, in questo modo, si eviterebbero gli accumuli di grasso dovuti all’introito di carboidrati e grassi, e si andrebbe a stimolare l’utilizzo del grasso posseduto a scopi energetici. Molto sommariamente questo è il principio. In realtà, le cose sono un po’ diverse.

La dieta si divide in quattro fasi:

  • La prima, definita di “attacco“, della durata di circa una settimana, prevede durante la giornata l’utilizzo di sole proteine (carne, pesce, formaggi, uova, ecc).
  • La seconda, definita di “crociera“, prevede l’introduzione di vegetali da alternare alle proteine.
  • La terza, definita di “consolidamento“, prevede la reintroduzione di carboidrati, frutta e altri alimenti.
  • La quarta fase è di “stabilizzazione“, che prevede la ripresa delle abitudini regolari. Non ci sono limiti di quantità.

Proviamo a fare l’avvocato del diavolo per analizzare gli eventuali “pro” e “contra”:

PRO:

  • E’ abbastanza rapida.
  • Toglie la fame. Le proteine hanno un potere saziante più elevato degli altri gruppi alimentari.
  • E’ relativamente semplice.

CONTRA:

  • E’ vincolante. Bisogna seguire le diverse fasi attentamente, pena gli annullamenti degli effetti.
  • E’ ripetitiva. Sempre e solo proteine.
  • E’ abbastanza rischiosa. Non è indicata a persone che hanno problemi cardiaci o colesterolo alto.
  • E’ molto povera di fibre: stitichezza e “inaridimento ” dell’intestino, sono sempre in agguato.
  • Quando s’interrompe, si riprende quanto perso (anche con gli interessi).

Tra i vari svantaggi, è bene evidenziare il manifestarsi di forti scompensi nutrizionali, che si manifestano con cali di energia, dovuti soprattutto alla forte mancanza di carboidrati, ma anche di verdure e frutta, importanti per le vitamine. Può favorire l’aumento di colesterolo cattivo (LDL), soprattutto dovuto al forte consumo di carni rosse e uova.

C’è anche un aspetto psicologico dovuto alla forte limitazione d’uso dei vari alimenti. Una dieta, anche se dimagrante, dovrebbe quanto più possibile soddisfare il palato.

Cercando di non essere troppo “tecnico”, è giusto aggiungere qualche concetto sul meccanismo della dieta Dukan. Si tratta di una dieta prevalentemente proteica, che stimola una via metabolica “alternativa” a quella tipica di un’alimentazione mista (carboidrati, lipidi e proteine), e genera come prodotti di scarto delle sostanze chiamate “corpi chetonici” (Acetone, Acetoacetato, Acido Beta-idrossi-Butirrico). A contatto con i bambini piccoli, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito il caratteristico odore del famoso “acetone“, manifestato soprattutto nei casi di alimentazione scorretta. Ebbene, anche con la Dieta Dukan, si ha una grande produzione di corpi chetonici, che (soprattutto il Beta idrossi Butirrico) a livello Ipotalamico (è una particolare regione del cervello, che presiede molte funzioni di controllo), riducono lo stimolo della fame e garantiscono tono ed euforia al paziente. In genere, un metabolismo normale ne produce in minime quantità, che sono smaltite da reni e polmoni.

L’accumulo dei corpi chetonici, detta chetosi, abbassa il ph (misura l’acidità) ematico (del sangue), con conseguente acidosi metabolica (situazione tipica dei diabetici scompensati). Il problema si aggrava se il soggetto pratica un’intensa attività sportiva, che aumenta le richieste di glucosio da parte dell’organismo.

Complessivamente, quindi, la dieta funziona nell’immediato, ma sottopone l’organismo a uno stress continuo e non salutistico. Il gioco non vale la candela; la dieta chetogenica, infatti, anche se efficace, dovrebbe essere sostituita da altri regimi alimentari meno dannosi, soprattutto quando si vuol portare avanti un programma di riduzione del peso più a lungo termine. Un dimagrimento più graduale (in media tre/quattro kg al mese) è il metodo più duraturo e salutare.

Perdere peso è solo la punta di una serie di condizioni alterate, che apparentemente sono abbinate solo all’aumento ponderale, ma in realtà incidono su tutta una serie di aspetti che dovrebbero essere tenuti in considerazione:

  • Inquadramento del paziente
  • Individuazione di eventuali intolleranze alimentari (c’è una stretta correlazione tra aumento di peso e presenza di un’alterata tolleranza verso certi alimenti.)
  • Disintossicazione ed eliminazione di tossine.
  • Programma alimentare molto vario, che prevede l’utilizzo di tutti i gruppi alimentari, ma con una novità: una grossa riduzione dell’utilizzo di carboidrati legati al frumento (vedi pane e pasta), con utilizzo di carboidrati appartenenti a cereali diversi, vedi Miglio, Quinoa, Grano Saraceno, Avena ecc, sempre che non ci siano segnali particolari derivanti dal test sulle intolleranze.

Il tutto sempre supportato da una buona attività fisica (ricordo i grossi benefici sul consumo di grasso derivanti da una semplice passeggiata a passo svelto) e dall’abbondante consumo di acqua durante la giornata. Fondamentale, durante tutti i programmi alimentari, è l’utilizzo di frutta e verdura, per l’apporto di sali minerali e vitamine. Importante, inoltre, non esagerare con i carboidrati: mai la sera, e soprattutto a non elevato Indice Glicemico (I.G.). Quanto più è alto l’indice glicemico (dolci raffinati, pane bianco, zucchero, ecc), tanta più Insulina si metterà in circolo, con l’aumento di peso che ne consegue. (si trovano tabelle con gli indici glicemici dei vari alimenti).

a cura del Dr Francesco Lampugnani, Biologo Nutrizionista, Specialista in Farmacologia



October 30, 2011 Newsletter

“Siamo quello che mangiamo”, affermava Feuerbach.

Lasciando da parte le questioni filosofiche, affermare che siamo quello che mangiamo non è solo un banale “dato di fatto biochimico” ma significa che il modo in cui il cibo è coltivato, distribuito e cucinato, influisce sulla nostra persona nella sua totalità assai più di quanto immaginiamo.

Penso sia d’obbligo iniziare la trattazione di un argomento così tanto attuale, quale è quello delle Intolleranze Alimentari legate all’aumento ponderale escludendo quelle a base genetica, considerando come l’insorgenza delle Intolleranze Alimentari sia molto legata a come si mangia, non solo da un punto di vista delle abitudini ma anche dal punto di vista della qualità. Fatta questa, penso, doverosa introduzione, cerchiamo di vedere più da vicino queste “temute” Intolleranze Alimentari: in generale e sotto l’aspetto molto sentito e seguito soprattutto dalla popolazione femminile e cioè le correlazioni tra Intolleranze Alimentari e Sovrappeso.

Le Intolleranze Alimentari, rappresentano delle reazioni insolite al cibo, caratterizzate dalla comparsa di disturbi di vario tipo, non molto gravi ma fastidiosi e spesso associati a sovrappeso ed obesità.

Le generiche reazioni avverse agli alimenti, vengono distinte sulla base del meccanismo eziopatogenetico, in: forme a meccanismo immunologico o Allergie Alimentari e forme a meccanismo non immunologico o Intolleranze Alimentari. Il termine allergia alimentare, va riservato alle forme per le quali sia dimostrabile un meccanismo immunologico, che può essere in prevalenza IgE-mediato, ma appartenere anche ad altre categorie di reazioni immunopatogene o derivate dall’associazione di più meccanismi immunologici.

Le Intolleranze A. possono essere:

  • Enzimatiche, caratterizzate dall’incapacità di metabolizzare alcuni principi attivi a causa di
    un enzima specifico.
  • Farmacologiche, che si presentano nei soggetti che hanno una particolare reattività verso
    determinate molecole presenti nei cibi (vedi le Ammine vasoattive Istamina, Tiramina ecc).
  • Da Additivi: compaiono per reazione nei confronti degli additivi aggiunti agli alimenti.

Ogni Intolleranza A. genera sintomi ben percepibili che si combattono solo eliminando dalla dieta i cibi incriminati, depurando l’organismo.

Differenza fondamentale tra le Allergie e le Intolleranze è quella legata alla tempistica sintomatologica. Le prime esprimono uno stato di malessere intenso, già dopo pochi minuti dal consumo dell’alimento e la sua gravità non dipende dalla quantità ingerita. Disturbi che si presentano per ragioni di carattere immunitario.

Le seconde invece, esprimono sintomi più vaghi a distanza di ore e fino a due giorni dopo l’ingestione dell’alimento. I disturbi accusati, compreso l’aumento di peso, tendono a peggiorare con l’aumento delle quantità degli alimenti ingeriti e non sono dovuti a fattori immunitari, ma a meccanismi di ipersensibilizzazione dell’intestino. A tal proposito, ho piacere di spendere due parole sul ruolo importante di quest’ultimo, che nella mia pratica quotidiana è sempre tenuto in gran considerazione sia che si tratti di intolleranze Alimentari, sia che si tratti di altri disturbi acuti e cronici. L’intestino per quanto riguarda l’instaurarsi di un’Intolleranza, ricopre un ruolo fondamentale. Infatti presiede, grazie a strutture come le Tight Junction, la membrana basolaterale, la membrana laterale, i microvilli e soprattutto l’enorme presenza della flora batterica , a tutta una serie di attività atte prevalentemente a proteggere l’organismo dall’aggressione di sostanze nocive, di germi patogeni, ed anche di componenti immunogeniche. Qualsiasi alterazione di tali strutture, comporta sia sofferenze acute, sia croniche. Sia le Intolleranze Alimentari, sia le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), vedono tra le cause, un’alterazione dell’effetto barriera intestinale.

Al momento ci sono diverse correnti di pensiero, circa l’associazione delle Intolleranze A. all’aumento di peso. La pratica ambulatoriale quotidiana, mi conferma abbondantemente l’associazione tra i due eventi e fondamentale, risulta la giusta individuazione degli alimenti sospettati.

Breve ricordo biochimico sul bilancio energetico. Quando assorbiamo energia e nutrienti in quantità sufficiente a soddisfare i nostri fabbisogni senza accumulare grasso corporeo, siamo in una condizione che definiamo di equilibrio energetico, ed il peso rimane stabile. Se l’energia assorbita è superiore alle esigenze metaboliche (bilancio energetico positivo) la frazione in eccesso viene accumulata nel tessuto adiposo e il peso corporeo aumenta. Se invece le nostre esigenze energetiche non sono soddisfatte (bilancio energetico negativo), l’organismo per far fronte alle sue richieste, demolisce i grassi di riserva e di solito si perde peso. Fatta questa precisazione, cerchiamo di capire come la sovrapposizione di un’intolleranza alimentare, possa influire sull’accumulo di peso.

Quanto detto poco sopra circa il bilancio energetico che se positivo ci porta ad accumulare grasso, è quasi sempre vero. Può succedere infatti che l’organismo, pur assumendo una giusta quantità di alimenti, si trovi nell’incapacità di utilizzarlo nel modo corretto, portando così alla formazione di scorie che sono d’intralcio al funzionamento stesso della meravigliosa macchina, che è il corpo umano. Questa situazione può avvenire in diverse occasioni, compresa la presenza di un’intolleranza alimentare. E’ noto ormai che situazioni infiammatorie (come lo sono le intolleranze), possano peggiorare o provocare ritenzione idrica, edemi, alterazioni del microcircolo in toto. Nella mia pratica quotidiana del trattamento di pazienti a cui sono state riscontrate delle intolleranze alimentari, proponendo diete disintossicanti verso gli alimenti interessati, prima, e diete di riabilitazione dopo, riesco ad ottenere risultati non solo sul benessere generale, compresi i disturbi tipicamente legati all’alimento non tollerato, ma cosa importante, ottengo miglioramenti sulla diminuzione del peso e delle circonferenze, che gli stessi pazienti non erano riusciti ad ottenere, adottando diete che miravano solo ad un ridimensionamento calorico.

Una dieta che tenga conto della presenza di un’intolleranza alimentare, può determinare un buon risultato sulla perdita di Massa Grassa (FM) e sul recupero di Massa Magra (FFM) che, in pratica, si evidenzia con una perdita di peso ed una notevole riduzione delle circonferenze corporee, dati non solo dalla riduzione della Massa Grassa, ma anche dal miglioramento dello stato infiammatorio generale dell’organismo. Su tali affermazioni, ci sono in letteratura numerosi articoli, che mettono inoltre, sempre più in risalto l’associazione: Obesità/Sovrappeso e Stato Infiammatorio. (Cito un articolo comparso su “The Journal of Clinica Investigation” dal titolo: Obesity induced inflammatory changes in adipose tissue. Appare infatti evidente, l’importanza del sistema immunitario nella patogenesi dell’obesità. Il tessuto adiposo dell’obeso, è caratterizzato dall’infiltrazione di macrofagi, che sono un’importante fonte di infiammazione del tessuto stesso. Lo studio conferma inoltre, che gli adipociti ed i vari tipi di cellule del sistema immunitario, come ad esempio i macrofagi, possiedono ruoli simili nelle vie quali l’attivazione del complemento e la produzione infiammatoria di citochine. A tutto questo scenario biochimico, c’è da aggiungere che nell’organismo, le Intolleranze Alimentari provocano una reazione infiammatoria cronica, caratterizzata dalla produzione di sostanze che acidificano i tessuti ed il sangue, rallentando il metabolismo e favorendo l’aumento di peso. Inoltre le Intolleranze ostacolano l’attività dell’Insulina, provocando una sensazione di fame perenne. Per concludere, quanto riportato ci induce ad affermare che non esistono “Diete Ideologiche”, cioè norme alimentari che devono andar bene a tutti; infatti anche la miglior dieta (teorica), si scontra con il concetto di infiammazione e conseguentemente anche con l’eventuale presenza di un’Intolleranza.

Trovo molto utile nella mia pratica quotidiana, inquadrare il paziente con problemi di disturbi verso certi alimenti e presenza di sovrappeso, indagare non solo la presenza di un’Intolleranza (utilizzo un valido test che è l’Alcat test), ma anche indagare con un semplice test genetico, l’eventuale presenza di un aumento di resistenza dell’Insulina. Giusto per dovere di cronaca, ho presentato ad un congresso i risultati di una mia esperienza su un discreto numero di pazienti (uomini e donne), seguiti per circa un anno, tutti con intolleranze alimentari individuate con il Test Alcat, i cui risultati sono molto interessanti.
Tutti (tranne pochi drop out) hanno migliorato la sintomatologia generale, hanno ridotto il peso come programmato e cosa importante, al termine del periodo di trattamento, l’assunzione degli alimenti incriminati riusciva meglio tollerata. Risultati migliori tra gli uomini.

La mia è stata semplicemente una sorta di conferma professionale verso una pratica che mi affascina ma che soprattutto mi incoraggia per i risultati. Tante cose dovranno essere ancora chiarite, ma sicuramente siamo sulla strada buona. A questo poi sicuramente aggiungo, visti i risultati, che molto dipende da noi per quanto riguarda una possibile prevenzione dei disturbi legati al tollerare o meno certi alimenti. Un semplice accorgimento che consiglio molto, è soprattutto quello di variare quanto più possibile la nostra alimentazione, che dovrebbe comprendere alimenti più naturali possibile, privi cioè di pericolose manipolazioni e trattamenti.

A cura del Dr. Francesco Lampugnani – Biologo Nutrizionista Specialista in Farmacologia
www.drlampugnani.it



June 30, 2011 Newsletter

Chi è affetto da un’intolleranza alimentare generalmente soffre di sintomi aspecifici e tendenzialmente cronici. I problemi gastrointestinali come le difficoltà digestive, il gonfiore, la stitichezza o la diarrea, il mal di testa, i dolori articolari, i disturbi dermatologici come il prurito o le lesioni resistenti sono manifestazioni che si riscontrano abitualmente.

La bella stagione con le vacanze estive e i week-end fuori porta potrebbe essere una occasione favorevole per combinare il tentativo di migliorare il quadro dell’intolleranza associando la correzione dell’alimentazione con uno stile di vita più adeguato.

Lo stress fisico, ambientale e psicologico, i ritmi sregolati nel sonno e nei pasti, l’assenza di attività fisica sono fattori che potrebbero in maniera più o meno importante influenzare in un senso o nell’altro i sintomi di una intolleranza.

La vacanza termale si caratterizza generalmente, forse più delle altre, per una fuga dalle situazioni tipiche della realtà quotidiana alla ricerca di un ambiente protetto fatto di relax e di attenzioni che anche se piccole sono importanti.

È così che la frutta e la verdura al pasto e nelle forme di succhi e centrifugati la fanno da padrone con un aumento dell’assunzione di sostanze antiossidanti che aiutano a riequilibrare lo stress ossidativo dell’organismo. La rilassatezza e il rallentamento del ritmo con cui si affronta la giornata permettono una riduzione importante di diversi fattori di stress. I trattamenti estetici consentono una migliore percezione di sé e partecipano al miglioramento di alcune condizioni che si associano alle intolleranze come accade ad esempio con massaggi e linfodrenaggi che aiutano ad affrontare il problema della ritenzione idrica o con i trattamenti cosmetici indirizzati al miglioramento della qualità della pelle che possono aiutare ad affrontare alcuni disturbi dermatologici.

Esistono anche stabilimenti termali terapeutici in cui sabbiature, fanghi o attività di medici e fisioterapisti permettono di affrontare disturbi muscoloscheletrici e articolari ed altri in cui le cure inalatorie sono alla base di trattamenti per il miglioramento di affezioni delle prime vie aeree. Seppur meno frequentemente anche i problemi di questi distretti possono trarre giovamento dal trattamento combinato con il regime alimentare che tenga conto di eventuali intolleranze.

In tutti i casi comunque colazione, pranzo, cena e spuntino sono preparati generalmente con una grande attenzione per la varietà e la qualità.

Poiché si tratta di scegliere il cibo e non di prepararlo potrebbe essere più semplice rispettare una alimentazione coerente con i risultati di un test per le intolleranze e in questo ambiente in generale più attento alle necessità di salute.

a cura del Dr. Alberto Cescato, Medico chirurgo esperto in genetica preventiva e biotecnologie



April 30, 2011 Newsletter

Per le prime 10 prenotazioni presso il B&B Cento Ulivi, sui soggiorni dal 18 aprile al 5 giugno 2011, saranno offerti 20 test genetici sulla giovinezza e la salute della pelle.
Il Room and Breakfast Cento Ulivi sorge nell’incantevole scenario del Golfo degli Aranci a pochi chilometri dalle più belle spiagge della Costa Smeralda, sulla costa est della Sardegna. Immerso nella natura, circondato da ulivi e frutteti, Cento Ulivi è una piccola oasi di pace e relax che conserva un fascino incontaminato.

Da sempre attento al benessere e alla serenità dei suoi ospiti, Cento Ulivi dedica questa primavera alla cura della tua pelle. In collaborazione con Imgep, l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva di Milano, Cento Ulivi offre ai primi 10 ospiti che prenoteranno un soggiorno di almeno 2 giorni nel periodo 18 aprile – 5 giugno 2011 la possibilità di effettuare “Derma”, il test genetico sulla giovinezza.
Derma test studia le caratteristiche strutturali della cute, al fine di cogliere l’eventuale predisposizione a un fenomeno di invecchiamento precoce. La bellezza e la giovinezza della pelle, la capacità di affrontare lo stress quotidiano e il grado di suscettibilità che determina la reazione agli agenti ambientali negativi sono, infatti, fattori strettamente legati al nostro patrimonio genetico.
Grazie a Derma test potrai valutare lo “stato di salute” della tua pelle ed effettuare gli eventuali interventi preventivi necessari per recuperare e mantenere un corretto equilibrio, riducendo i fattori scatenanti che portano a un invecchiamento cutaneo

Per maggiori informazioni visita: www.imbio.it oppure www.migivapa.it
Tel: +39 339 3334504

Per prenotazioni: www.bbcentoulivi.it
(inserire GEN1 nel form di prenotazione)


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