Studio conferma l’esistenza della sensibilità al glutine non celiaca
In occasione del IXX Congresso Nazionale della FISMAD (Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente) è stato presentato per la prima volta uno studio retrospettivo dal titolo “Non-Celiac Wheat Sensitivity Diagnosed by Double-Blind Placebo-Controlled Challenge: exploring a New Clinical Entity”, pubblicato recentemente sul American Journal of Gastroenterology. Lo studio, realizzato su oltre 250 pazienti, aveva l’obiettivo di indagare la sensibilità al glutine non celiaca e ottenere le prime indicazioni sui marker diagnostici, sierologici ed istologici per questa patologia. Per questo sono state riviste retrospettivamente le cartelle di pazienti messi, in cieco, a dieta senza glutine e, in seguito, riesposti a questa molecola. I partecipanti non dovevano essere celiaci e dovevano avere disturbi ascritti alla sindrome del colon irritabile (IBS).
I risultati confermano l’esistenza della sensibilità al glutine non celiaca e la connotano come una condizione eterogenea: circa 1/3 dei pazienti con IBS sono risultati sensibili al glutine.
In realtà dato che il challenge in doppio cieco è stato eseguito con farina di frumento e non con glutine puro sarebbe meglio parlare di ipersensibilità al frumento. Dal punto di vista sierologico è stato confermato che gli anticorpi antigliadina IgG e IgA sono spesso elevati, cioè hanno una sensibilità intorno al 60%. Dal punto di vista istologico, lo studio evidenzia la presenza, nei soggetti con sospetto di sensibilità al glutine/frumento, di una maggiore quantità di granulociti eosinofili nel duodeno e nel colon.
Spiega il Prof. Carroccio, coordinatore dello studio: per quanto riguarda la sensibilità al glutine non celiaca, sebbene tuttora sia possibile fare una diagnosi soltanto sul piano clinico per esclusione, tutti questi elementi che stiamo aggiungendo rappresentano ulteriori passi avanti quali indicatori di sospetto che ci permetteranno di avere dei motivi sempre più solidi per approfondire l’anamnesi.
La possibilità di eseguire un test genetico salivare che riveli la predisposizione a sviluppare una sensibilità al glutine o una celiachia, permette di anticipare i disturbi correlati all’intolleranza e di prevenire patologie e condizioni cliniche legate a tale intolleranza.
Carroccio A, et al. Am J Gastroenterol 2012; 107(12):1898-906; doi: 10.1038/ajg.2012.236.