Alzheimer da stress ossidativo protratto

January 30, 2009

È stato pubblicato in questi giorni sulla rivista americana   The Journal of Neuroscience uno studio internazionale che apre nuove e consistenti prospettive per il trattamento dell’Alzheimer. La pubblicazione è frutto di un lavoro di ricerca coordinato da Michele Mazzanti, professore ordinario di Fisiologia al Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie dell’Università di Milano, e svolto tra la Statale di Milano e l’University College Londra.

Al centro dello studio una proteina, denominata CLIC1, già individuata e descritta in precedenti studi ma il cui effettivo “comportamento”, ossia il meccanismo molecolare che ne regola il coinvolgimento nel processo di rilascio delle sostanze tossiche che si verifica in numerose malattie neurodegenerative, non era fino ad oggi ancora stato chiarito.

È noto che il cervello dei pazienti affetti da Alzheimer è caratterizzato dall’accumulo di aggregati di proteina beta-amiloide. La presenza in eccesso di beta-amiloide richiama una iperattivazione delle cellule microgliali – il sistema immunitario del sistema nervoso centrale – stimolando una massiccia produzione da parte di queste ultime di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) e di altre sostanze che, se da un lato svolgono un ruolo fondamentale nel mobilitare altre cellule microgliali verso quella che viene riconosciuta come un’infezione, dall’altro svolgono un’azione fortemente neurotossica, responsabile della neurodegenerazione.

La produzione di ROS da parte delle cellule microgliali è affidata all’enzima NADPH ossidasi, che provoca una reazione ossidativa. È a questo punto che entra in gioco la proteina CLIC1 e il particolare meccanismo messo in luce dal lavoro appena pubblicato.

Normalmente situata nel citoplasma delle cellule microgliali, la proteina CLIC1, in presenza di un ambiente fortemente ossidante – come quello determinato dalla NADPH ossidasi – cambia conformazione, aumentando la sua presenza nella membrana cellulare, dove assume la funzione di canale selettivo per lo ione cloro. Richiamata e stimolata dalla reazione di ossidazione che si realizza con la NADPH ossidasi, la proteina CLIC1 diventa poi a propria volta, nella sua espressione funzionale come canale ionico selettivo per il cloro, un elemento propulsivo al processo ossidativo.
Svolgendo un’azione di compensazione della perdita di elettroni causata dall’ossidazione e garantendo così un potenziale di membrana adeguato, la corrente di cloro dovuta a CLIC1 sostiene e mantiene la produzione dei radicali liberi dell’ossigeno responsabili della neurodegenerazione.
Diventa importante e interessante studiare lo stress ossidativo attraverso la determinazione della produzione di radicali liberi da parte delle cellule con un prelievo si una goccia di sangue prelevata dal polpastrello di un dito della mano. Oltre allo studio della produzione di radicali liberi, è importante conoscere la capacità di difesa dell’organismo. è possibile conoscere la concentrazione della barriera antiossidante, che protegge le cellule dall’aggressione dei Radicali Liberi.

Avendo verificato che l’inibizione della corrente di cloro è in grado di rallentare la produzione di ROS da parte dell’ossidasi di membrana, lo studio apre la strada all’individuazione di un possibile obiettivo farmacologico nel trattamento delle malattie neurodegenerative in cui esista una forte componente neurodegenerativa dovuta ad un accumulo di radicali liberi dell’ossigeno, in primis l’Alzheimer.
(Comunicato stampa Università degli Studi di Milano 12 novembre 2008
Milton RH et al. CLIC1 function is required for beta-amyloid-induced generation of reactive oxygen species by microglia. The Journal of Neuroscience 2008; 28(45):11488-11499)

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